Contratto di locazione 3+2 senza cedolare secca: cosa bisogna sapere

  • 2 mesi ago
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Esistono numerosi contratti di affitto tra i quali è possibile scegliere quando si desidera prendere o concedere in affitto un’abitazione. Uno di questi è il contratto di locazione 3+2, il quale permette sia al conduttore che al locatore di beneficiare di una serie di vantaggi.

È possibile inoltre optare per un contratto di locazione 3+2 senza cedolare secca: scopriamo insieme che cosa significa e come eventualmente rescindere.

Contratto di affitto 3+2: cos’è

Il contratto di affitto 3+2 può essere stipulato compilando il modello di contratto di locazione corrispondente e registrandolo presso l’Agenzia delle Entrate. Definito anche “contratto di locazione agevolato”, il contratto 3+2 prevede la presenza di tariffe più contenute per l’inquilino e alcune agevolazioni e vantaggi fiscali per il proprietario dell’immobile concesso in affitto. Il contratto di locazione 3+2 ha una durata di 3 anni, allo scadere dei quali si rinnova automaticamente per altri due. Tutto ciò a meno che locatore o conduttore non comunichino la disdetta dell’accordo.

A differenza dei contratti tradizionali 4+4, il canone mensile dei contratti di affitto 3+2 non può essere definito liberamente dalle parti coinvolte, ossia inquilino e proprietario. Al contrario, esso viene stabilito in base ad accordi nazionali determinati e aggiornati ogni 3 anni dal Ministero dei Lavori Pubblici, i quali portano di conseguenza ad accordi locali che coinvolgono i Comuni e le organizzazioni rappresentative di proprietari e inquilini. Ciò significa che il contratto di locazione 3+2 prevede un canone concordato.

Contratto di locazione 3+2 senza cedolare secca

Come per la maggior parte dei contratti di affitto, anche nel caso del contratto di locazione 3+2 è prevista la possibilità di optare per la cedolare secca. Essa consiste in un regime fiscale agevolato che consente di pagare un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali sul reddito e che permette di non pagare né l’imposta di registro né l’imposta di bollo, obbligatorie per le registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti senza cedolare secca. Grazie a questo regime fiscale, è possibile beneficiare di un’aliquota del 10%, cosa che non può accadere in caso di contratto di locazione 3+2 senza cedolare secca.

È importante ricordare che si può beneficiare dei vantaggi previsti dalla cedolare secca soltanto se sussistono determinate condizioni, come ad esempio nel caso di persone fisiche titolari del diritto di proprietà o del diritto reale di godimento che non locano l’immobile nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. Inoltre, ciò può essere fatto anche se ci si avvale del regime delle locazioni brevi. Invece, nel caso in cui si opti per il contratto di locazione 3+2 senza cedolare secca, non sono previste tali tassazioni.

Rescissione del contratto di locazione 3+2

Per quanto riguarda la rescissione del contratto di locazione 3+2, il conduttore ha la possibilità di recedere dal contratto in qualsiasi momento, sia nel caso in cui ci si trovi davanti ad una giusta causa – come ad esempio problemi fisici che gli precludono l’utilizzo dell’immobile – sia nel caso in cui voglia semplicemente avvalersi della clausola di recesso che di norma è presente nel contratto.

Il locatore, invece, deve sempre aspettare la prima scadenza naturale dell’accordo, ossia i primi 3 anni. Inoltre, devono essere presenti speciali condizioni, come ad esempio se l’immobile si trova in un edificio danneggiato che si deve demolire, ricostruire o ristrutturare integralmente.

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Le persone che interessate al contratto di locazione 3+2 senza cedolare secca sono alla ricerca di risposte a una serie di domande aggiuntive:

Che differenza c’è tra canone concordato e cedolare secca?

 

Il canone concordato offre un affitto agevolato per il locatario e benefici fiscali per il proprietario. Si applica un’aliquota agevolata del 10% sul canone annuo, una scelta che offre vantaggi considerevoli.

D’altra parte, la cedolare secca, con la sua imposta fissa del 21% sul reddito da affitto, rappresenta una semplificazione fiscale ma senza la flessibilità dell’aliquota agevolata.

La scelta tra questi due regimi dipende dalle preferenze e dalle esigenze specifiche di proprietari e inquilini, con il canone concordato che offre un compromesso attraente tra tassazione agevolata e benefici per entrambe le parti.



Fonte Idealista.it

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