È obbligatoria la tredicesima? Tutti i casi in cui non viene corrisposta

  • 4 settimane ago
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La tredicesima mensilità è una componente essenziale della retribuzione annuale dei lavoratori dipendenti in Italia. Nota anche come “gratifica natalizia” si tratta di un ulteriore stipendio che viene erogato dal datore di lavoro proprio in occasione delle festività natalizie. È stata introdotta inizialmente nel 1937 e successivamente inserita nel nostro ordinamento nel 1960 come un obbligo di Legge per alcune categorie di lavoratori.

Sebbene si tratti di un diritto del lavoratore e di un obbligo per il datore, tuttavia ci possono essere dei casi in cui l’azienda può non erogare la tredicesima mensilità in una soluzione unica e trovare un accordo per farlo in un secondo momento o dilazionando l’importo nelle buste paga successive.

Chi ha diritto alla tredicesima mensilità?

La tredicesima è obbligatoria ed è un emolumento che viene erogato durante il periodo natalizio, riservato a tutti i lavoratori con un contratto di lavoro subordinato a prescindere da:

  • durata , quindi la tredicesima può essere percepita da chi ha un contratto determinato o indeterminato;
  • orario di lavoro, la gratifica natalizia può essere percepita sia da chi lavora part time sia da chi lavora full time;
  • settore, sia pubblico sia privato;
  • pensionati, tenendo presente che in questo caso la tredicesima viene pagata dall’INPS;
  • inquadramento, in quanto spetta anche ai dirigenti sebbene in quest’ultimo caso possa essere erogata insieme ad altri benefit.

È opportuno ricordare che il calcolo della tredicesima (che è obbligatoria) si basa sull’intera retribuzione lorda percepita dal lavoratore e proporzionata ai mesi di lavoro effettivi nell’anno e che concorre alla determinazione della base imponibile per il calcolo delle imposte dovute annualmente. Al tempo stesso, si ricorda che all’interno dei contratti di lavoro, la RAL deve essere divisa per 13 o 14 mensilità e mai per 12.

Inoltre, non bisogna confondere la tredicesima con la quattordicesima che viene invece erogata durante il periodo estivo ed è legata al raggiungimento di specifici obiettivi, senza essere quindi obbligatoria per legge.

Chi non ha diritto alla tredicesima?

La tredicesima mensilità non può essere erogata a:

  • lavoratori autonomi e liberi professionisti, in quanto la loro retribuzione non è regolata da un rapporto di subordinazione rispetto ad un datore di lavoro che eroga la gratifica natalizia, ma deriva da compensi per servizi o attività professionali prestati;
  • stagisti o chi sta portando avanti un tirocinio formativo;
  • collaboratori a progetto, in questo caso è un’opzione che può essere scelta o meno da parte del datore di lavoro;
  • lavoratori con contratti estremamente brevi o intermittenti, sebbene sia preferibile valutare di volta in volta in base alla natura del loro contratto e dall’accordo con il datore di lavoro.

Inoltre, si ricorda che anche gli amministratori delle società che ricevono un “compenso amministratore mensile” non percepiscono la tredicesima mensilità.

Cosa succede se il datore di lavoro non dà la tredicesima?

Nel caso in cui il datore di lavoro non corrisponda la tredicesima è un diritto del lavoratore richiederla. Per farlo ci possono essere modalità differenti a seconda dell’entità del ritardo:

  • sollecito personale, rivolgendosi alle risorse umane o al consulente del lavoro. Fare presente la propria situazione in maniera bonaria permette all’azienda di porre rimedio ad un eventuale errore o svista;
  • decorsi di 40 giorni entro i quali il datore di lavoro ha il dovere di pagare la tredicesima, il lavoratore può recarsi all’Ispettorato Nazionale del Lavoro o ai sindacati e, di comune accordo, scrivere una lettera di sollecito di pagamento della tredicesima. Nel caso in cui la tredicesima che è obbligatoria non sia stata corrisposta a più di un soggetto in azienda, è possibile recarsi in gruppo presso un ente tutelante.

Nel caso in cui la tredicesima non venga comunque corrisposta o non ci sia collaborazione tra l’azienda e il sindacato si può anche procedere con un decreto ingiuntivo. Tuttavia, si ricorda che – nella maggior parte dei casi – le aziende si dimostrano collaborative nei confronti dei lavoratori e tendono ad anticipare l’eventualità di non riuscire a pagare la tredicesima entro i tempi.

È opportuno sapere che il diritto a questa mensilità aggiuntiva scade: la tredicesima non pagata va in prescrizione dopo 3 anni secondo quanto affermato dalla sentenza 4687/2019 della Corte di Cassazione.

Quando la tredicesima non viene pagata subito?

In situazioni di difficoltà finanziaria, ossia una condizione in cui un’azienda si trova nell’impossibilità di garantire il pagamento della tredicesima mensilità in un’unica soluzione a dicembre, può emergere la necessità di trovare accordi alternativi con i lavoratori.

Un compromesso che viene spesso adottato consiste nella dilazione del pagamento della gratifica natalizia, distribuendo l’importo dovuto in più rate successive: tale accordo deve essere negoziato con trasparenza e coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, per garantire la tutela dei diritti dei lavoratori e la sostenibilità finanziaria dell’azienda.

La dilazione del pagamento della tredicesima viene formalizzata attraverso un accordo collettivo, che stabilisce il numero di rate, l’ammontare di ciascuna di esse e il calendario di pagamento. Questo accordo deve rispettare i principi di equità e ragionevolezza, cercando di minimizzare il disagio economico per i dipendenti, garantendo nel contempo alla compagnia la capacità di gestire temporaneamente un flusso di cassa restrittivo.

La procedura di dilazione deve inoltre essere comunicata in maniera chiara e dettagliata ai lavoratori, fornendo tutte le informazioni necessarie riguardo le modifiche temporanee nella modalità di erogazione della tredicesima. La trasparenza in queste comunicazioni è fondamentale per mantenere un clima di fiducia e collaborazione tra la direzione aziendale e i lavoratori, facilitando la comprensione e l’accettazione del compromesso adottato. In tal modo, si cerca di proteggere la stabilità occupazionale e finanziaria dell’azienda senza sacrificare eccessivamente le esigenze e le aspettative dei suoi dipendenti.



Fonte Idealista.it

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