Noemi Mariani: “Il mio viaggio tra le case da incubo di Milano”

  • 9 mesi ago
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Immobiliare noemi mariani Noemi Mariani: “Il mio viaggio tra le case da incubo di Milano”


Il clamore delle proteste sul caro affitti a Milano – e non solo – si è un po’ affievolito sulle pagine dei giornali, ma non per questo il problema resta meno reale. L’allarme, lanciato in maniera plateale con la protesta delle tende davanti alle università, in particolare di Milano e Roma, punta il dito sul tema del caro affitti che colpisce in particolare studenti e giovani professionisti, i più vulnerabili al rischio di incappare in proposte di affitto al limite della legalità. Veri e propri sgabuzzini messi in locazione per canoni altissimi sono purtroppo molto frequenti: l’influencer e autrice Noemi Mariani (@mangiapregasbatty) si è data la missione di scovarli tutti con il suo format social Case Da Incubo, visibile su Instagram e Tik Tok. idealista/news l’ha intervistata.

Come nasce l’idea del format Casedaincubo?

L’idea è nata oltre un anno e mezzo fa. Io sono milanese ma non ho una casa di proprietà, sia i miei che io siamo sempre stati in affitto. Avevo dei coinquilini ma, con la pandemia, mi sono ritrovata sola a pagare l’intero affitto. Mi sono allora chiesta se non convenisse piuttosto fare un mutuo per una casa di proprietà. Qualcosa di semplice, come un bilocale in zona Giambellino. Ho chiesto un mutuo in banca ma, avendo 34 anni, essendo libera professionista e non avendo garanti, il massimo che potevo ottenere erano 150 mila euro. Eppure come reddito avrei potuto permettermi di più, del resto di affitto pago più di quanto pagherei per un mutuo. Ma con quella cifra, e senza poter anticipare altro, non avrei potuto trovare nemmeno un monolocale, che ovviamente non è quello che cercherei alla mia età. Mi sono comunque messa a spulciare gli annunci sui portali, sperando di trovare comunque qualcosa. E lì mi si è aperto un mondo.

Che tipo di mondo?

Un mondo da incubo. Prima di tutto, ovviamente, per 150 mila euro non ho trovato nessuna sistemazione adatta alle mie esigenze, quindi è finita che sono rimasta nel mio appartamento in affitto.

Ma soprattutto mi sono resa conto che sui portali purtroppo girano un numero incredibile di annunci immobiliari al limite della legalità.

E ho iniziato a postarli sul mio profilo Instagram. Uno dei miei primi video, ad esempio, riguardava una casa di 20mq in cui non c’era nemmeno lo spazio per sedersi comodamente sul wc. E se ne trovano davvero tantissimi così. I miei follower hanno iniziato a commentare indignati e a rendersi conto di quanto ci stiamo disumanizzando per vivere in una città come Milano. In più hanno iniziato a fioccare le segnalazioni, e così è nato il format, Case Da Incubo, il cui scopo è proprio quello di condividere le segnalazioni che mi inviano le persone e veicolare in modo ironico – io non sono un’attivista, faccio intrattenimento – una protesta. Che riguarda Milano ma non solo, purtroppo.

Qual è il problema di abitare a Milano?

Il problema grande è che Milano è l’unica città in cui è possibile frequentare determinati corsi di studi, o svolgere determinati mestieri. Ovviamente se qualcuno studia e si forma a Milano, alla fine del suo percorso ha solo due strade: restare qui a lavorare, oppure andare all’estero. È quasi impossibile tornare nel proprio paesino d’origine se, per esempio, si è studiato comunicazione o design. A ciò si è aggiunto il fatto che ultimamente Milano è diventata interessante anche dal punto di vista turistico. Cosa che, ad esempio, per Roma è sempre stata la norma e quindi è una situazione già interiorizzata e gestita, mentre a Milano è stata una novità deflagrante dal punto di vista della domanda di case. Questo ha fatto sì che chi affitta ha iniziato a lucrarci, da un lato scegliendo di dare i propri appartamenti in affitto breve (comprensibilmente, perché si sentono più tutelati rispetto al mettersi in casa gente che non paga), dall’altro affittando anche

dei monolocali minuscoli a 700-800 euro al mese, visto che ormai il mercato si è assestato su quei prezzi.

E il peggio è che non si tratta nemmeno di appartamenti ben sistemati, ma spesso di veri buchi con i bagni fatiscenti, letti sistemati su fogli di giornale, fornelli per cucinare in bagno. Ora, chiedere 800 euro per un appartamento decoroso è un conto, ma chiederli per situazioni del genere è qualcosa al limite della legalità.

Una casa nell’hinterland non potrebbe essere una soluzione più accessibile?

Assolutamente no. Prima di tutto, perché anche in provincia ormai i prezzi stanno salendo, e si incominciano a trovare anche fuori città degli appartamenti indecenti a prezzi altissimi.

Con in più lo svantaggio che allontanarsi dalla città significa cambiare stile di vita, che non è una cosa che interessa a tutti.

Io ad esempio ho impostato tutta la mia vita per essere vissuta a Milano. Mi sposto in motorino, ho qui i miei interessi, e non mi attrae uno stile di vita lontano dalla mia visione del mondo. E poi va considerata la questione trasporti. Il tema degli universitari che lamentano a volte tempi lunghissimi di spostamento è reale, è un problema anche per i lavoratori che non possono perdere ore su un treno per arrivare a casa. Senza parlare della questione sicurezza sui treni, o dei ritardi e degli scioperi. Ma anche muoversi in auto sarebbe un disastro.

Quale potrebbe essere la soluzione?

Occorre recuperare le case popolari, le case sfitte, creare degli studentati e delle nuove costruzioni che abbiano un senso, che abbiano dei prezzi accessibili e che siano decorose. Non si può dimenticare che si sta chiedendo a una persona di sborsare dei soldi, non si possono proporre situazioni malsane in cui non si riesce a vivere. Oltretutto i prezzi non possono essere così alti, perché

guadagnare 1500 euro al mese e spenderne 1000 in affitto significa non avere più una vita, non avere più dei sogni.  

Il diritto alla casa accessibile coincide con il diritto alla vita stessa.

E’ così. Gli hater criticano gli universitari perché vogliono solo passare il tempo a divertirsi e a fare aperitivi sui Navigli, ma bisogna capire che la vita universitaria non è solo lezioni, magari on line, e poi a casa. In università si frequentano anche laboratori, workshop, gruppi di lavoro, e restare nell’ambiente è importante per farsi conoscere e per conoscere persone che possono diventare importanti. E anche, perché no, godersi un’età che è ancora priva di tutti gli obblighi e doveri che arriveranno dopo. Però non è solo un’esigenza degli universitari, ma di tutti.  Se spendo i due terzi del mio stipendio per pagare la casa e il resto per fare la spesa non mi resta nulla per una pizza, una mostra, un teatro.

E allora vivere cosa significa? Solo lavorare per pagare un affitto e nient’altro?

Tu però nonostante tutto ami Milano.

La Milano che amo è la Milano non proibitiva. Oggi sembra diventata solo moda, aperitivi, eventi, esclusività. Ma Milano non è questo, è una città che ha sempre permesso alle persone di tutta Italia di realizzarsi e che ha sempre accolto tutti. Adesso il problema reale sono gli stipendi, che non sono adeguati allo stile di vita. C’è gente che semplicemente lavora dieci ore al giorno ma guadagna troppo poco – o non guadagna affatto, visto che esistono ancora gli stage non retribuiti – per potersi permettere di stare in città. Il rischio così è che chi non ce la fa molla e se ne va, e così la città si impoverisce, perde professionisti. Qualcuno deve fare qualcosa, io a modo mio do voce a una protesta.



Fonte Idealista.it

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