Si può prendere la residenza di una casa mobile? La normativa di riferimento

  • 5 mesi ago
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Immobiliare 58 Si può prendere la residenza di una casa mobile? La normativa di riferimento


Tra le soluzioni alternative agli immobili convenzionali, le case mobili come roulotte e prefabbricati rappresentano un’opzione abitativa allettante per molte persone. In questi casi, tuttavia, non di rado sorge la domanda: si può prendere la residenza in una casa mobile? Ebbene, per vivere in una di queste dimore e stabilirvi la residenza è necessario seguire un iter specifico oltreché assicurarsi che l’abitazione sia collocata in un luogo preciso e stanziale.

Cosa dice la legge sulle case mobili?

Quando si tratta di abitare in una casa mobile, è fondamentale essere a conoscenza dei protocolli e regolamenti previsti dalle normative vigenti, in particolare se si ha la necessità o volontà di stabilirvi la residenza. In particolare, quando queste strutture collocate stabilmente, assumono caratteristiche simili a quelle di un’abitazione tradizionale in muratura e, per questo motivo, necessitano di specifiche autorizzazioni.

Secondo quanto stabilito dal Testo Unico per l’edilizia, le case mobili adibite ad abitazione permanente e non collocate in terreni ad uso turistico sono soggetti a titoli edilizi quali il permesso di costruire, le certificazioni per gli allacciamenti e le eventuali autorizzazioni rilasciate dal Comune in caso di vincoli urbanistici e paesaggistici.

Il permesso di costruire deve essere richiesto presso l’ufficio competente del Comune dove si intende posizionare la casa mobile. La richiesta deve essere presentata allo Sportello Unico per l’edilizia, il quale si occupa di eseguire i necessari controlli e rilevazioni per determinare se sia opportuno o meno concedere l’autorizzazione. In assenza di autorizzazione da parte del Comune competente, l’installazione di una casa mobile potrebbe integrare il reato di abuso edilizio. Questo principio si applica quando si tratta di case mobili su terreno privato, sia, ancor più, su terreno pubblico, comportando anche l’accusa di occupazione abusiva di uno spazio demaniale.

Pertanto, se la casa mobile viene utilizzata per brevi periodi, in particolar modo per le vacanze, non è necessario richiedere permessi, al contrario, se adibita a casa permanente risultano essenziali. Ciò che rileva non è tanto la dimensione ridotta o la facilità di rimozione della casa mobile, quanto piuttosto la sua posizione più o meno stabile in relazione al terreno, determinando così la necessità di ottenere il permesso da parte del Comune.

Case mobili e giurisprudenza 

La necessità di ottenere il permesso di costruire per le case mobili stabili e utilizzate per soddisfare esigenze abitative è stata sottolineata anche dalla giurisprudenza. Ad esempio, la sentenza del Consiglio di Stato d. 5965/2020 delinea che l’installazione stabile di mezzi mobili di pernottamento comporta una trasformazione irreversibile del territorio, richiedendo quindi un permesso di costruire.

Inoltre, è bene sottolineare che il carattere precario di un manufatto non dipende solo dai materiali utilizzati, ma soprattutto dall’uso a cui è destinato. Se le opere mirano a soddisfare esigenze stabili e permanenti, la loro natura precaria è esclusa, indipendentemente dai materiali e dalla tecnica costruttiva (Cons. di Stato n. 150/2018).

La precarietà, nello specifico, deve essere legata all’uso effettivamente temporaneo e contingente del manufatto, con la sua rapida eliminazione e la stagionalità non è da confondere con la precarietà, poiché l’utilizzo annuale ricorrente non esclude la destinazione della struttura a esigenze permanenti nel tempo.

La presenza continuativa o l’assenza di adibizione ad “abitazione” non sono determinanti; ciò che conta è la potenziale fruibilità costante del manufatto nel tempo. Se il manufatto è destinato a un impiego protratto, anche con la ciclicità delle stagioni, è considerato idoneo ad alterare lo stato dei luoghi, richiedendo il permesso di costruire.

Elementi come la rimozione delle ruote, la collocazione su stabilizzatori in cemento armato, l’uso di decoro esterno, gli allacci idrici e lo scarico denotano una struttura stabile e non provvisoria (Cass. Pen. III n. 26924/2017). Anche la presenza di ruote senza gancio per traino, targa, illuminazione e documenti di circolazione, ma con installazione stabile, può comportare una trasformazione duratura del territorio (Cass. Pen. III n. 52834/2016) e dunque la necessità di permessi per la permanenza della struttura sul terreno.

Infine, una casa mobile/prefabbricata con fondamenta in cemento e ferro, pur mantenendo ruote, sostegni retrattili e ganci di traino, non è considerata temporanea se è stabilmente infissa al suolo, indicando un tentativo di conferire una parvenza di mobilità senza carattere effettivamente temporaneo (Cass. Pen. III n. 38923/2013). Vediamo ora se si può prendere la residenza di una casa mobile, quali sono le circostanze previste ed i passaggi necessari da seguire.

Si può prendere la residenza in una roulotte o altre tipologie di case mobili?

Arrivando al cuore della questione, si può prendere la residenza in una roulotte o altra casa mobile? Dopo aver ottenuto i permessi necessari si possono verificare due scenari distinti:

  • casa mobile stanziale: in questi casi, dopo aver ottenuto i permessi necessari, è sufficiente recarsi presso l’ufficio anagrafe del Comune ove è ubicata la struttura con i propri documenti per richiedere il trasferimento della residenza presso l’indirizzo del fabbricato in questione;
  • casa mobile itinerante: nel caso di veicoli adibiti ad abitazione e che permettono di spostarsi frequentemente, il permesso di costruire potrebbe non essere necessario. Tuttavia, chi adotta lo stile di vita itinerante e dunque vive stabilmente in una casa mobile che, nell’effettivo, non rappresenta una casa mobile su terreno edificabile o non edificabile e continua a spostarsi necessita comunque di una residenza. In queste circostanze è possibile ottenere una residenza “fittizia” presso la propria roulotte o camper, figurando come cittadini senza fissa dimora. Dal momento che la residenza è un diritto di tutti i cittadini, il Comune può assegnare una residenza in una via fittizia, legalmente riconosciuta dall’ufficio anagrafe e spesso indicata con nomi come “Via della Casa Comunale”, “Via Ignota Dimora”.

Dunque, si può prendere la residenza in una casa mobile secondo le modalità appena descritte. Se s’intende utilizzare una casa di questo genere in modo permanente, specialmente come residenza, è essenziale ottenere le autorizzazioni edilizie necessarie, anche laddove non sia ancorata al terreno ma posta su ruote seguendo quanto specificato dalla giurisprudenza e dal Testo Unico per l’edilizia.

Ad esempio, secondo quanto specificato nella sentenza n. 1319 del 2009 del T.a.r. Toscana, sez. III), la semplice posizione dell’abitazione su un supporto mobile non indica l’occasionalità della sua presenza sul terreno, soprattutto se sono stati effettuati collegamenti essenziali come l’allacciamento alle reti elettrica, idrica e del gas (necessari per renderla abitabile). Lo stesso principio si applica anche quando sono presenti ancoraggi, anche se rimovibili, che assicurano la stabilità della casa mobile, del camper o della roulotte nel terreno.

Le case mobili pagano le tasse?

Una volta trovata risposta a chi si chiede se si può prendere la residenza in una casa mobile e con quali modalità è possibile raggiungere questo obiettivo, è naturale chiedersi come funzionano le imposte per questa tipologia di abitazioni.

In effetti, poiché le unità sono destinate a scopo abitativo, si presume che siano passibili dell’Imposta Municipale Unica (IMU) come le altre proprietà immobiliari. Tuttavia, per comprendere appieno le peculiarità delle normative locali e garantire il corretto adempimento degli obblighi fiscali relativi alle case mobili, qualora siano applicabili, è consigliabile consultare un professionista. Chiedere informazioni dettagliate e personalizzate in base alla situazione specifica assicura dunque una gestione adeguata delle questioni fiscali legate a tali unità.



Fonte Idealista.it

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